Dalla pianura alle montagne

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Ogni giorno dico proprio ongi giorno, ho motivo diretto per tornare col pensiero a quel lungo inverno sul Don. Sono passati ormai tanti anni da quella spedizione che ebbi la ventura di vivere con gli alpini abruzzesi sul fronte russo. Ma rivedo sempre la neve bianca farsi rossa dal sangue dei nostri caduti, nei luoghi dove il battaglione L'Aquila - come tutta la Julia - seppe "morire sul posto", per consentire agli altri di salvarsi da una tregenda chiamata guerra

 

Giuseppe Domenico Perrucchetti è considerato il padre degli alpini. E' probabile che questo nome dica poco o niente alle nuove generazioni degli alpini. Comprensibile. Molti sanno che Perrucchetti fu il fondatore del Corpo, ma pochissimi sono al corrente della situazione che 115 anni or sono determinò nella mente del nostro progenitore il convincimento che i confini delle nostre montagne andassero difesi con criteri più ponderati.

 

Giuseppe Domenico Perrucchetti, nato a Cassano d'Adda il 13 luglio 1839, non aveva come scopo principale nella vita la carriera militare: compiuti gli studi liceali si iscrisse all'università di Pavia. Ben presto, però, contagiato dal sentimento del patriottismo, abbandonava la città e i libri per arruolarsi nell'esercito piemontese.

 

Divenuto ufficiale in poco tempo, partecipò alla guerra d'Indipendenza (medaglia d'argento a Custoza), ma quasi subito gli alti comandi capirono la genialità del Perrucchetti come teorico dell'arte militare: passato allo Stato Maggiore come esperto di geodesia e cartografia, dal 1866 cominciò, col grado di capitano, a interessarsi con passione ai problemi militari delle zone montane.

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La battaglia di Custoza (Verona), del 24 giugno 1866 diede inizio alle manovre offensive della Terza guerra d'indipendenza sulla terraferma e vide la sconfitta delle truppe italiane, pur numericamente superiori e comandate dal generale Alfonso La Marmora di fronte alle truppe austriache dell'arciduca Alberto d'Asburgo, duca di Teschen.

 

E non si trattava certo di un interesse meramente teorico: Perrucchetti voleva vedere personalmente i confini alpini. Questo gli sarebbe costato, oltre a faticose escursioni, anche una brutta avventura per avere oltrepassato il confine con l'Austria. Ma non si scoraggiò, anzi, tornato in Piemonte, cominciò a convincersi (e cercò di convincere i vertici militari) che non aveva senso mandare a difendere i confini gente che, oltre a non essere nata e cresciuta là, nemmeno aveva confidenza con la montagna.

 

Lui, uomo di pianura, l'aveva capito e aveva concepito il concetto di reclutamento territoriale: "Ogni montanaro sa difendere la sua valle meglio di chiunque altro", sua frase celebre, è la sintesi di molteplici ragioni: il montanaro conosce la sua valle meglio di chiunque altro, ha con il territorio la naturale dimestichezza di chi vi è nato e cresciuto, ama la sua valle e le sue montagne più di chiunque altro.

 

Le idee innovatrici di Perrucchetti, col titolo "Proposta di un ordinamento militare territoriale della zona alpina", trovarono corpo in un progetto pubblicato nel 1871. Secondo il destino tipico delle innovazioni, non mancarono di raccogliere commenti sarcastici e sprezzanti: si parlò persino di soldati contrabbandieri. Fortunamtamente cominciò a prevalere il buon senso e nel 1872, dopo l'istituzione di nove nuovi distretti militari, gli alpini videro la luce come "compagnie distrettuali permanenti". Era il primo passo.

 

E' piuttosto singolare che Giuseppe Domenico Perrucchetti non abbia mai fatto parte delle truppe da lui ideate; ma era più utile ai vertici delle Forze Armate, infatti percorse trionfalmente tutti i gradini di una brillantissima carriera militare. Curioso, quindi, che gli alpini abbiano avuto la loro scintilla vitale a Cassano d'Adda, paese di pianura non lontano da Milano: ma qui si tratta solo d'intelligenza e intuito!

 

A Giuseppe Domenico Perrucchetti è stata intitolata una caserma nel capoluogo lombardo: probabilmente la più grande e la più bella, spiace solo che non abbia mai ospitato truppe alpine. Ci sono sempre state le famose "voloire" (artigliera a cavallo) mentre il 5° reggimento alpini, quando di stanza in città, era ospitato nella caserma di via Mascheroni. Pazienza, non sono questi gli aspetti che contano.

 

E' triste pensare che lui, il nostro geniale fondatore, il nostro padre illuminato, non abbia mai assistito a un'Adunata Nazionale: sarebbe stato orgoglioso di vedere mezzo milione di alpini sfilare uniti da quel senso di fratellanza e da quel spirito di corpo che egli aveva così brillantemente intuito. (1986)