L'avvocato ieri e oggi

prisco agnelliLeggo nella "Tribuna aperta" sul Corriere della Sera che l'avv. Scatturin, direttore della "Rassegna degli avvocati italiani", ritiene che la categoria forense sia composta da "una massa di 45.000 persone (tanti sono gli iscritti agli albi forensi) nel maggior numero dei casi preoccupate soltanto di un lavoro tranquillo e defilato che non esponga a dichiarare le personali propensioni per non perdere le simpatie dei giudici o le occasioni di lavoro offerte dai clienti".

 

Inoltre vengono demoliti i risultati e i temi posti in discussione a L'Aquila, ove "la organizzazione del dibattito, dalla scelta dei temi alla designazione verticistica dei relatori... non permette ai dissenzienti di avere voce in capitolo". I temi d'indagine del convegno a L'Aquila, organizzato dagli ordini forensi di tutta Italia, erano: "L'avvocato e la organizzazione della giustizia nella società italiana in trasformazione" e "Difesa, autodifesa e Convenzione europea dei diritti dell'uomo". Due argomenti di stretta attualità.

 

Sul primo tema – in relazione al quale mi hanno "imposto" come relatore – vi è stata una precisa presa di coscienza della realtà in cui il legale si trova a operare (la cui trasformazione non è databile "dall'inizio del 70" ma a qualche lustro prima in forza della nuova Costituzione) ed anche una condanna delle disfunzioni registrate (es. con riferimento alla difesa d'ufficio e al gratuito patrocinio) e il rifiuto motivato di scelte di demagogia legislativa, quale l'istituzione del "giudice onorario".

 

L'avv. Scatturin – cui per giudice sembra andare bene anche il proprio prestinaio – qualifica, con una sorta di compassione per la dabbenaggine o il criptofascismo di chi opina diversamente, frutto di "rappresentanza inesistente" la mozione conclusiva contro il giudice atecnico e politicizzato, dimenticando di dire che i rappresentanti dei consigli forensi hanno semplicemente portato le conclusioni di svariati dibattiti, aperti a tutti gli operatori del diritto, in precedenza tenutisi nei diversi distretti, non imponendo alcunché.

 

Quanto al secondo tema, quello in cui le scelte reazionarie si sarebbero espresse "attraverso il rifiuto del principio dell'autodifesa", l'avv. Scatturin osserva che il diritto dell'imputato di rinunciare al difensore tecnico è "riconosciuto nella recepita Convenzione europea", ma dimentica che l'articolo 24 della Costituzione, là dove dichiara "inviolabile" il diritto di difesa, è stato letto per oltre vent' anni dalla Corte Costituzionale come comprensivo anche dell'assistenza necessaria di un legale.

 

avvocatiNon lo si può quindi accantonare tranquillamente per la pace degli avvocati "costretti" a difendere chi non li vuole o per la gioia dei "pochi" legali – nettamente separati dalla gran "massa" – che hanno suggerito agli imputati questo problema fine a se stesso.

 

Ferma restando la necessità di profonde riforme, va respinta la caccia al "nuovo a tutti i costi": questa è l'opinione di chi scrive, al quale La Repubblica e l'Espresso hanno dato l'etichetta di "conservatore".

 

Questa è anche la sostanziale conclusione cui è pervenuto un recentissimo studio, a cura del prof. Grevi, su "Il problema della autodifesa nel processo penale", che raccoglie i contributi rigorosamente tecnici di docenti universitari di diversa collocazione politica e che, proprio in occasione del Convegno de L'Aquila, è stato offerto alla mediazione dei partecipanti.

 

Se i relatori erano imposti dall'alto, l'intervento era affidato all'iniziativa dei singoli, senza preclusioni (ricordo, tra i tanti, i contributi degli avvocati Diodà, Maris e Randi di Milano, cui il fatto di essere estranei ai Consigli forensi non ha impedito di avanzare critiche e proposte e che non si sono affatto sentiti legati dall'obbligatoria iscrizione "di stampo autoritario" all'albo professionale forense).

 

Nessun passo avanti può essere fatto irridendo a quello che, in definitiva, è l'avvocato "di ieri": piuttosto che sezionare e contrapporre gli organismi, spontanei e non, della categoria forense, sarebbe opportuno un richiamo della comunanza d'azione: chissà che questo non venga ad opera di chi a L'Aquila non c'era o era semplicemente distratto.