Una penitenza dal diavolo

gallianiprisco smorfialeandro cantamessa

C'è sempre una prima volta nella vita e anche nel calcio! Mi proclamo comunque innocente e non intendo avvalermi della facoltà di non rispondere. Come chiamata di correo penso subito a Ernesto Pellegrini; mi telefona, mi prega di prendere contatto con Leandro Cantamessa, l'avvocato del Milan, per una questione pubblicitaria.

 

Come sempre timido e deferente mi dichiaro disponibile. Poi mi richiama Piero Boschi e mi dice: "Domani sera, nella sede del Milan!" Cerco di reagire, dico che non posso ma la sorpresa è tale che non riesco a trovare una scusa plausibile. E così, eccomi improvvisamente in via Turati. Il portinaio mi guarda male, prendo l'ascensore di servizio nel tentativo di non incontrare anima viva, arrivo al terzo piano, suono: una gentile signorina tutta in rossonero mi apre e mi guarda attonita.


All'interno è tutto uno specchio: mi vedo a destra, a sinistra, davanti ed anche dietro! Nel mezzo della moquette c'è un enorme stemma sociale sul quale mi soffermo volentieri con i piedi. Arriva Cantamessa, arriva Adriano Galliani, ci sediamo intorno a un grande tavolo: alle pareti ci sono molte coppe, penso vinte dal settore giovanile.

 

Si parla della questione che vede le squadre milanesi "alleate" nei confronti della nuova Giunta comunale. Molto rumore sale dal traffico intenso di via Turati, altro rumore proviene dagli apparecchi per l'aria condizionata: sento poco, seguo meno, ho la sensazione che questa "alleanza" nasca in un clima di confusione... che cresce in me quando nel salone entra Dell'Anno.

 

Madonna mia! Allora l'Udinese ci ha fatto uno scherzo. Chiedo con prontezza chiarimenti: mi dice di essere il sostituto di Taveggia. Mi rassicuro e seguo la conversazione. Siamo tutti d'accordo: abbiamo ragione, il Comune – come sempre – specula sulle squadre milanesi.
I minuti passano e concludiamo la seduta. Fuori dal salone, mi trattengo un attimo: vedo ingrandimenti delle varie formazioni rossonere. Incuriosito cerco – senza successo – di individuare i vari Calloni, Blisset, Jordan. Ma non ci sono.

 

Noto pure gigantografie con dediche di vari arbitri: mi sembra di riconoscere Baldas, Brignoccoli... Galliani mi fa omaggio di un orologio bellissimo che non potrò mai portare per il distintivo rossonero che vi campeggia. Lo darò a Mimmo Carraro. Un ultimo saluto, prendo un taxi, vado in chiesa e mi confesso. Il sacerdote, bonario, mi chiede: "Quante volte?" "Una sola", rispondo emozionato. "Giuro che non lo farò mai più." Mi assolve ma mi infligge una dura penitenza, è anche lui interista?