L'amore per l'Inter

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Dall'età di dodici anni iniziai a recarmi con regolarità all'Arena. Non solo per le partite domenicali ma anche per gli allenamenti che solitamente si svolgevano di mercoledì. Era un vero spettacolo, tutto quello che succedeva durante gli allenamenti compresa la partitella tra titolari e riserve.  "Peppino, non puoi continuare a bigiare la scuola e io ogni volta devo firmarti le giustificazioni".

 

E mi mise in mano il libretto tutto firmato in bianco". "Ma fattelo bastare per tutto l'anno". Questa la soluzione di papà, ovviamente mia mamma non lo sapeva, nella sua infinita comprensione,era perfetta...Fu proprio all'Arena , dove nacque il tifo bauscia per una squadra che giocava partite eccezionali segnando caterve di gol, che si svolse la prima partita di cui conservo un nitido ricordo a distanza di decenni. Era un Inter-Napoli e finì 6-1. Per l'Inter logicamente. Ci riunivamo fra amici e io ero una sorta di capogruppo perché, sempre grazie alla generosità di mio padre, ricevevo a casa, il martedì mattina, il Calcio Illustrato, un settimanale visto come la Bibbia sul mondo del pallone.

 

Lo leggevo, anzi lo imparavo a memoria, e poi lo passavo ai miei compagni. La domenica il rituale era preciso: la Messa del mattino, il pranzo veloce e la partenza da via Podgora, destinazione Arena. Compravo biglietto al botteghino e via! Entravo nei popolari di curva, scavalcavo le recinzioni e passavo nei popolari normali, poi da lì superavo altre recinzioni e arrivavo ai posti centrali.

 

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Vedevo l'Ambrosiana schierata con Degani, Gianfardoni, Allemandi, Pietroboni, Viani, Castellazzi, Visentin, Serantoni, Meazza, Blasevich, Conti. Una squadra bella che giocava bene, anche se tutto era in funzione di Meazza e dei suoi gol. Lui era la stella e gli altri vivevano di luce riflessa. Al ritorno ci fermavamo al bar Vittorio Emanuele in via Orefici dove per cinquanta centesimi davano un panino con cotechino e crauti e un foglietto coi risultati delle altre partite.

 

Gli anni trenta dell'Ambrosiana furono segnati profondamente in campo da Meazza e, a livello dirigenziale, dal presidente Fernando Pozzani. Il benemerito presidente, il primo di lungo corso nella storia nerazzurra, aveva assunto il comando del sodalizio sportivo in un periodo difficile e di burrasca. Dopo la fusione con l'U.S. Milanese e il cambio di denominazione, pochi lo sanno, un centinaio di soci dell'Inter aveva abbandonato l'Ambrosiana dando vita alla Virgilio Fossati.

 

I dissidenti non digerivano quella nuova unione sportiva imposta dalla politica fascista che non gradiva un nome così "a sinistra" come Internazionale. Pozzani capì successivamente che bisognava aggiungere ad Ambrosiana il nome Inter così la squadra, dal 1932, si chiamò Ambrosiana-Inter.